La perfezione del caos

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La dialettica distorta dell’autodifesa

Posted by Neliana su giugno 4, 2010

Non c’è alcun dubbio: Israele esagera. Lo fa da decenni, ma dopo le ultime notizie arrivate, adesso possiamo dire che è proprio arrivato ad un punto di non ritorno. L’attacco violento e arrogante dei 31 Maggio alla navi straniere con aiuti umanitari diretti a Gaza, mostra come Israele si sia ormai abituato all’idea di calpestare non solo il diritto internazionale, ma anche il buon senso. I militari israeliani hanno infatti aperto il fuoco sugli attivisti dell’imbarcazione turca Mavi Marmara, con a bordo alcuni pacifisti del movimento Free Gaza e dell’associazione turca Ihh. La motivazione? Ovviamente il governo israeliano invoca il diritto all’autodifesa. Una scusa che conosciamo bene, ormai da anni, ma questa volta non regge. “Non si può parlare di legittima difesa quando si manda un migliaio di uomini armati in acque internazionali ad abbordare delle navi che erano state attentamente ispezionate prima della partenza”, commenta Nadia Hijab su Middle East Online.
Angela Lano, una degli attivisti a bordo della nave descrive: “Quel che è certo, è che eravamo una flottiglia umanitaria con attivisti e giornalisti al seguito, il cui obiettivo era di raggiungere la Striscia di Gaza per portare aiuti, 10 milioni di euro fra carrozzine, medicinali e case prefabbricate e invece tutto è stato sequestrato al porto di Ashdod, chissà quando sapremo che fine faranno questi aiuti”.
Fin da quando erano giunti all’aeroporto Ataturk di Istanbul i pacifisti hanno raccontato la loro versione dei fatti spiegando di essere trattati brutalmente. “Siamo stati picchiati, prima sulla nave dai militari e poi ancora poco fa all’aeroporto di Tel Aviv” ha detto Giuseppe Fallisi.
Secondo il capo del governo di Gerusalemme, “l’obiettivo della flottiglia non era la pace e l’assistenza, ma forzare il blocco, perché una crisi umanitaria a Gaza non c’è. Se fosse violato il blocco, vi sarebbero decine, forse centinaia di navi che approdano a Gaza”. E questo, ha proseguito Netanyahu, è particolarmente pericoloso “perché la quantità di armi che può essere contrabbandata in una nave è molto maggiore di quello che si può portare in un tunnel”.
Il premier ha confermato che il blocco a Gaza sarà mantenuto anche in futuro, malgrado “l’attacco internazionale di ipocrisia” nei confronti di Israele.
Siamo però avvezzi ad affermazioni del genere da parte dei portavoce israeliani, sempre campioni nel mescolare elementi di verità e disinformazione.
Intanto da Ankara il presidente turco Abdullah Gul fa sapere che, dopo il blitz, i legami della Turchia con Israele “non saranno mai più gli stessi, hanno subìto un danno irreparabile” – fra le nove vittime, otto erano cittadini turchi e uno era un cittadino americano di origine turca, e Gul è stato tra i primi a condannare e a chiedere sanzioni contro Tel Aviv. “Israele – ha aggiunto il capo di Stato turco – ha commesso un errore di cui dovrà pentirsi. Quanto è accaduto è un fatto molto importante e sarà ancora seguito a lungo”.
“Finora l’Occidente ha tollerato la contraddizione tra il colonialismo di Isralele e il suo titolo di unica democrazia del Medio Oriente”, commenta Amira Hass, giornalista della testata israeliana Ha’aretz. “Pensando di poter continuare a fare quello che gli è stato permesso per anni, Israele ignora un fatto importante: l’occidente comincia a temere che Israele stia diventando un peso, e non più l’alleato prezioso che è stato per molto tempo”.
All’indomani dell’attacco però lo sconcerto è arrivato, rigoroso e puntuale, quando al Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Onu è stata adottata una risoluzione che chiede una “missione di inchiesta internazionale rapida, imparziale, credibile e trasparente”. La risoluzione, però, non è stata approvata all’unanimità dei Paesi membri: ci sono stati 32 sì, 3 no e 9 astensioni. Uno dei tre voti contrari è stato espresso proprio dall’Italia, che si è associata al parere negativo di Usa e Olanda, perché ritiene Israele “uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un’inchiesta credibile e indipendente, il che non significa necessariamente internazionale”, il che equivale a dire: siete responsabili dell’inconveniente, avete intaccato i nostri interessi, ma ci fidiamo del vostro giudizio.
“È un clamoroso autogol del governo italiano che avrà serie ripercussioni a livello internazionale  –  ha detto il portavoce nazionale dell’Idv, on Leoluca Orlando -. È gravissimo”. D’accordo con questa posizione il Pd: “Mentre esprimiamo soddisfazione per il rilascio degli attivisti ti trattenuti in Israele, chiediamo contestualmente al governo di venire a riferire in Parlamento sul voto espresso dall’Italia in sede Onu, a proposito della decisione italiana di votare contro l’istituzione di una commissione internazionale su recente blitz israeliano”, ha detto Lapo Pistelli, responsabile relazioni internazionali del Partito Democratico.
Ciò che risolverebbe la complessa situazione a nostro avviso, è proprio un’iniziativa dell’ONU, dimodoché si aggirino una volta per tutte, le obiezioni israeliane sulla sicurezza: questa motivazione non potrebbe essere usata da Tel Aviv infatti, qualora si trattasse di una nave di attivisti sotto l’egida delle Nazioni Unite, e finalmente permetterebbe alla comunità internazionale di riprendere il controllo della Striscia.

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Muro di sicurezza o d’apartheid?

Posted by Neliana su settembre 8, 2009

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Berlin 1989 – Palestine?

Una delle tante scritte che è possibile notare subito dopo aver passato uno dei numerosi Checkpoint che affollano tutto il territorio palestinese e parte di Gerusalemme, scolpita proprio davanti agli occhi di chi oltrepassa quella “Linea verde”, che un tempo doveva tracciare il confine del territorio palestinese. Ormai è diventato il simbolo della vergogna, oltraggio alla dignità di ogni uomo e di ciascuna “Carta Fondamentale dei Diritti dell’uomo” stipulata negli ultimi secoli.

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