La perfezione del caos

Another brick in the wall… of freedom?

Posted by Neliana su novembre 15, 2009

Celebrare il ventennale della caduta del muro dì Berlino e spacciarlo per il pieno raggiungimento dì uno “status quo democratico” (perché la democrazia sì è ufficialmente insediata ovunque) sembra quasi come vendere dell’aria al mercato!

Basta spostarsi un attimo, e ci sì rende conto che è inutile festeggiare un evento con tale presunzione megalomane, e osservare che un 1989 molte altre partì del mondo in questo momento continuano a non vederlo. Quel muro che divideva le due Germanie, simbolo della cortina di ferro, della divisione non solo della capitale tedesca, ma di un intero Paese e della stessa Europa, costruito sulle paure e le incertezze che uno squilibrio delle ricchezze provocava nella Germania sovietica del 1961, era meno brutto, tuttavia dei “democratici muri” di oggi, eretti su presupposti di sicurezza da paesi che rivendicano le loro Costituzioni democratiche, basate sul rispetto dei diritti umani.  E con questo mi riferisco ai muri ancora esistenti:

tra Messico e Usa: Costruito lungo la frontiera allo scopo di impedire agli immigrati illegali di oltrepassare il confine;

Israele e Cisgiordania: I lavori voluti dal premier Ariel Sharon allo scopo di evitare che eventuali terroristi sì si infiltrassero in Israele iniziarono nel 2002. Nel luglio del 2009 il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha ribadito di non avere alcuna intenzione di smantellare la barriera. La linea di difesa è chiamata “barriera di sicurezza” da Israele ma vista come una punizione collettiva e simbolo di “apartheid” dalla gran parte dei palestinesi. Nel 2004 è stata giudicata “contraria al diritto internazionale” dalla Corte di giustizia dell’Onu;

Baghdad: gli Usa per salvaguardare il quartiere sunnita di Adhamìya, circondato da sciiti adottò questa repentina decisione di ergere un muro, al cui interno sono contenute altresì, le istituzioni irachene e l’ambasciata Usa;

38/mo parallelo coreano: Nonostante l’armistizio del 1953, le due Coree sono formalmente in guerra; il filo spinato fu posato dall’esercito sudcoreano subito dopo l’armistizio sancendo la separazione definitiva delle due Coree. Oggi la zona è disseminata di mine e sorvegliata da circa due milioni di soldati;

Belfast: corre lungo la trafficata Springfield Road ed è chiamato dagli inglesi, con eufemismo tutto britannico, “il muro della pace” separa le comunità cattoliche e protestanti nell’Irlanda del nord. Nel 2002 è stato rafforzato e sopraelevato dai militari britannici;

Padova: una barriera di metallo spesso , eretta in agosto a Padova, su iniziativa della Giunta comunale, per separare dagli isolati circostanti il comprensorio di via Anelli, divenuto rifugio di bande d’immigrati clandestini (magrebini e nigeriani), spacciatori, prostitute, italiani sbandati e ricercati. Un muro che si allunga con altre transenne, interrotto da veri e propri check-point presidiati dalle forze dell’ordine giorno e notte.

Sono infine da condannare quei muri, attorno alle nostre menti e al nostro cuore che hanno innalzato i potenti della Terra a colpi di “democritinismo” e “terrorismo della paura, della menzogna, delle guerre, degli attentati, del razzismo, dell’individualismo”.

L’umanità sopravvive; è vittima, violentata e calpestata, da qualsiasi regime, e i muri rimangono una tirannide contro l’umanità. Se si accetta di anteporre un’ideologia all’umanità si costruiranno ancora muri, a Berlino, in Israele, nelle nostre menti, e saremo complici della tirannide eterna dell’uomo sull’uomo, assegnategli il nome che più conviene in un determinato momento: fascismo, comunismo, revolucion, golpe, Nuovo Ordine Mondiale.

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