La perfezione del caos

Dal mondo..

Posted by Neliana su giugno 2, 2009

Cari amici, di seguito un interessante articolo sulla situazione “informazione nel nostro paese” vista dall’estero..

Pubblicato sabato 16 maggio 2009 in Olanda 29/05/2009 De Nieuwe Reporter da Cecile Landman

Nel quadro che il Freedom House Report (FHR) dà della libertà di stampa nel mondo nel 2009, la Turchia e l’Italia sono colorate di giallo. Giallo significa ‘libertà di stampa parziale’. I due sono gli unici paesi europei nella stessa categoria dell’isola di Tonga. “Libertà parziale” è come dire che una donna è ‘un pò incinta’, si lamenta un giornalista italiano. Il termine è in effetti un eufemismo per il grande numero di storie che illustrano la brutta situazione in cui versano i media italiani.

Il FHR afferma che i giornalisti italiani vengono sempre più spesso intimiditi con minaccie di procedimenti penali e leggi sul reato di diffamazione, e segnala l’aumento delle minaccie fisiche verso i giornalisti da parte di organizzazioni criminali e gruppi di estrema destra. Riguardo alle bizzarre sproporzioni nella proprietà dei media in Italia il rapporto afferma: “Il ritorno del magnate dei media Berlusconi nel ruolo di premier ha nuovamente sollevato preoccupazioni sulla concentrazione dei media di stato e di quelli commerciali sotto un unico leader”. In Italia i giornalisti hanno a che fare con poteri forti che esercitano una grande influenza sia sui contenuti dei prodotti giornalistici che sulla selezione dello staff giornalistico. Si accusano a vicenda di comportamenti da schiavi e di mancanza di solidarietà, mentre quelli che osano rischiare l’osso del collo e che corrono seri rischi, come Roberto Saviano, ogni tanto scrivono articoli sconfortati che parlano del coraggio come di una qualità dimenticata. Ossigeno, osservatorio per giornalisti minacciati
 Alberto Spampinato, giornalista di origine siciliana che lavora per la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), ha recentemente lanciato l’ ‘Osservatorio per i Giornalisti Minacciati’ durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Il suo coinvolgimento personale nell’osservatorio è palese. Suo fratello Giovanni lavorava a Ragusa per l’allora famoso giornale L’Ora di Palermo, sul quale pubblicò vari articoli di inchiesta su gruppi sovversivi di estrema destra, a cavallo tra il 1967 e il 1972. Poi non ha più scritto niente su brutte storie, semplicemente perchè l’hanno ammazzato sparandogli. L’Italia è ancora piena di storie simili, e molti giornalisti italiani sono minacciati. Secondo Spampinato “È un problema gravissimo, e molto più esteso di quanto i casi già noti non lascino intuire. La maggior parte dei giornalisti minacciati non ha il coraggio di ammetterlo. Ci sono storie pericolose da raccontare, ma lo sono soprattutto perchè i giornalisti che scrivono su queste storie sono pochi. I giornalisti non sono abbastanza solidali tra di loro da poter sottoscrivere tutti insieme il dovere di trasmettere informazioni, anche quando si tratta di informazioni pericolose o notizie non gradite al loro editore.” L’Osservatorio conta 52 giornalisti minacciati. Spampinato: “Inoltre ci sono i casi di minacce collettive. Ne sono stati vittime tra gli altri il quotidiano La Repubblica e il settimanale Famiglia Cristiana, e questi sono solo i grandi titoli. Il direttore del Sole 24 Ore ha ricevuto una busta con un proiettile dopo aver pubblicato un articolo sugli imprenditori di Gela, in Sicilia, che rifiutavano di continuare a pagare il ‘pizzo’ – la parola siciliana per soldi estorti – e che avevano denunciato i loro ricattatori. La maggior parte dei casi di minacce non sono comunque noti, o lo sono solo a livello locale. E noi ci interessiamo solo ai casi più seri.” Libro dettagliato Uno di quei casi seri è quello di Lirio Abbate dell’agenzia nazionale di stampa ANSA, a Palermo. Abbate ha scritto I Complici. Questo libro molto dettagliato parla esplicitamente degli stretti legami tra la politica e la criminalità organizzata in Sicilia. “Era stato programmato un attacco contro Abbate, gli esplosivi erano già stati piazzati nella sua macchina”, dice Spampinato. Abbate è stato vittima di minacce lanciate nel corso di processi contro mafiosi, così come lo sono stati l’autore di Gomorra, Roberto Saviano e la giornalista di cronaca nera Rosaria Capacchione durante il grande processo Spartaco contro il clan camorristico dei casalesi. Da allora, anche Capocchione è sotto scorta. Nel 2002 è stata fondata l’organizzazione Articolo 21, a tutela dell’omomimo articolo della Costituzione Italiana, che protegge il pluralismo e la libertà di stampa. Questa organizzazione di giornalisti, scrittori, registi e attori è stata creata per difendere l’articolo della costituzione, messo in pericolo dalla concentrazione dei media nelle mani di Berlusconi. Articolo 21 si concentra soprattutto su temi nascosti, come per esempio le vere ragioni dietro la guerra in Irak, o l’intervento della NATO in Bosnia. Nel frattempo l’informazione in Italia sta diventando sempre di più una sorta di bollettino unificato. I pochi giornali d’inchiesta ne pagano le conseguenze, e sono sempre più deboli. Perchè anche l’azienda Publitalia, il più grande inserzionista italiano, è proprietà di Berlusconi. Di conseguenza in Italia si fa pressione sui contenuti giornalistici anche attraverso il mercato della pubblicità. Carlo Vulpio lavora da 20 anni come cronista del quotidiano Il Corriere della Sera, ma l’ex direttore gli ha recentemente tolto gli incarichi per le sue complesse inchieste giornalistiche. Vulpio: “Io scrivevo articoli su argomenti delicati. Questo non è mai stato un lavoro semplice, ma negli ultimi anni è in gioco la relazione tra stampa e libertà. Sono stato allontanato dal mio lavoro senza nessun motivo. Non mi è più permesso interessarmi delle mie inchieste, come se fossimo in un regime totalitario! Il mio ultimo articolo, nel quale elencavo una serie di nomi tratti dalle mie inchieste, è stato pubblicato dal giornale il 3 dicembre 2008. Così noi giornalisti siamo costretti a pubblicare libri, visto che i giornali non vogliono più pubblicare ciò che è evidente”. Vulpio ha scritto il libro Roba Nostra sulle sue inchieste giornalistiche, ma il libro è stato praticamente ignorato dalla stampa, anche se è stato premiato con l’importante premio italiano Premio Livatino. Di un simile silenzio-stampa è stato vittima anche il famoso giornalista italiano Marco Travaglio, che, nota bene, ha recentemente ricevuto in Germania un prestigioso premio per la libertà di stampa dall’Associazione dei Giornalisti Tedeschi. Nei media ufficiali italiani non si trova niente da nessuna parte al riguardo. Travaglio ha ricevuto il premio perchè “descrive e svela in modo molto tenace come la politica italiana, con Berlusconi non per ultimo, condiziona i media. Lo scopo della sua critica è anche quello di incoraggiare i suoi colleghi italiani a non autocensurarsi.” Cementifici In Italia non esistono editori ‘puri’, che considerano l’editoria la loro attività principale. Quindi è improbabile che il quotidiano romano Il Messaggero (di proprietà del costruttore edile Caltagirone) pubblichi inchieste sul costo troppo alto delle case, o sulle speculazioni nelle costruzioni. Il quotidiano La Stampa (proprietà della Fiat) non scriverà storie negative sul mercato dell’automobile. Nella piccola Umbria (800.000 abitanti), i due principali quotidiani sono proprietà di due cementifici. Quindi si pubblica poco sugli sterramenti e sui disastri ambientali provocati dalle loro attività. Spampinato: “Il finanziamento pubblico dei giornali continua ad aumentare. Speriamo di poter avere abbastanza documentazione fra un anno per poter presentare un rapporto che dimostrerà come molte notizie importanti non vengano mai pubblicate. E come ciò che torna scomodo ai padroni non venga stampato.” Argomenti a favore dei padroni sono anche le modifiche della legislatura che vengono implementate a tutta velocità, seguendo il ritmo della maggioranza democratica. Questa settimana la camera vota un emendamento che proibirà ai giornalisti di pubblicare articoli su inchieste giudiziarie prima che sia stata tenuta una seduta pubblica di tribunale, o che un processo sia arrivato agli sgoccioli. Questa norma viene applicata anche alla pubblicazione di intercettazioni telefoniche, che sarà assolutamente vietata. Ciò significa che non si potrà più scrivere che qualcuno è sotto inchiesta giudiziaria, neanche se si tratta di sindaci o persone che ricoprono altre posizioni di responsabilità. Se un giornalista lo farà potrà essere punito con tre anni di carcere. Le multe agli editori potranno raggiungere i 300.000 euro per violazione se il giornale ha una tiratura di 10.000 copie. Ma se il giornale ha una tiratura molto più alta potranno essere molto più alte anche le multe. Il giornalista Pino Maniaci della piccola emittente televisiva locale Telejato a Partinico, a sud-ovest di Palermo, è stato aggredito e malmenato mentre si trovava all’interno della sua macchina, nel bel mezzo di un ingorgo del traffico. Nessuno di quelli intorno a lui ha “visto cosa stava succedendo. La parola mafia è eterna, ma nei fatti è assente. Chi crede che la mafia sia indebolita commette un grosso errore. La politica e la mafia sono unite da un cordone ombelicale”, racconta Maniaci, che è anche alle prese con i mafiosi locali perchè racconta cosa fanno, con le industrie locali perchè una vecchia fabbrica viene riaperta “in pieno centro!” e con l’associazione dei giornalisti siciliani che ha appoggiato una denuncia contro Maniaci perchè lavora senza tessera stampa. Maniaci ha paura delle limitazioni a internet tanto ventilate sia in Italia che all’estero. “Però, quello che mi fa arrabbiare di più è che la gente sta zitta.” Maniaci viene aiutato dall’Ordine dei Giornalisti nazionale, ma quell’aiuto non è un fatto scontato per tutti, come hanno scoperto a loro spese Vulpio ed altri, e come dimostra il basso numero di casi che l’Osservatorio per giornalisti minacciati è riuscito a registrare sinora. Inoltre non è affatto chiaro fino a che punto le stesse associazioni di giornalisti abbiano le ‘mani pulite’. Nel corso di un recente incontro in cui si discuteva proprio di giornalismo d’inchiesta, Abbate ha gridato: “I giornalisti associati alla mafia devono essere espulsi dall’ordine!”. Il giornalista Vulpio ha nel frattempo aderito a ‘Italia dei Valori’, il partito di Di Pietro, ex-magistrato, diventato famoso grazie alla sua inchiesta milanese contro la corruzione ‘Mani Pulite’, e in seguito ancora più famoso quando nel bel mezzo di un processo si tolse la toga con un gesto teatrale, diede immediatamente le dimissioni dalla magistratura ed entrò in politica. La scelta di Vulpio è di entrare in politica “per uscire dalla zona d’ombra, e anche come legittima difesa. È un tentativo per riprendere in qualche modo il controllo della vita pubblica di questo paese.”

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Una Risposta to “Dal mondo..”

  1. Avevo dato brevemente conto della preoccupante analisi che Freedom House aveva emanato sulla libertà di stampa nel nostro Paese qui: http://vocifero.wordpress.com/2009/05/04/15/

    Quello che è importante, ed in una qualche misura si oppone al decadimento della qualità della Stampa, è che il passaparola che giornali, blog o altri fonti di informazione online creano fa sì che l’ecosistema della libera circolazione delle informazioni è oggi più molto più ricco rispetto al passato.

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