La perfezione del caos

Il labirinto del 5+1

Posted by Neliana su maggio 20, 2009

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Nel film Spiderman, lo zio Ben dice al giovane supereroe: ” With great power comes greater responsability“. Kenneth Waltz implicitamente era già arrivato alla stessa conclusione quando disse che disporre di armi nucleari comporta soprattutto delle responsabilità (1981).

La notizia del lancio del missile a medio raggio Sejil con una gittata di circa duemila chilometri (in grado di raggiungere dall’Iran sia Israele che le basi Usa nel Golfo) ha sollevato non poche preoccupazioni nell’arena internazionale, costringendo addirittura il Ministro Frattini ad annullare la visita programmata nella repubblica islamica per discutere del tema Afghanistan-Pakistan. L’idea di un Iran nuclearizzato fa orrore a tutti, poiché andrebbe a minacciare una serie di teatri con obiettivi di revisione geopolitica o espansione ideologica e rivoluzionaria, accentuando inoltre le pressioni politiche sui Paesi vicini attraverso atti di sovversione, sabotaggio, terrorismo dovuti a quella spiccata “vocazione al martirio” che contraddistingue lo “Stato-Canaglia” dagli altri.  La Bomba in effetti è strumentale per far uscire  il Paese dall’angolino in cui per ora si trova relegato, imponendo alla politica americana una cautela e una prudenza che gli Usa non hanno già da un p0′.

Il lancio è stato seguito con apprensione soprattutto dalla Casa Bianca, preoccupata per una possibile escalation, e per questo il segretario di stato Hilary Clinton ha lanciato un monito spiegando che un Iran in possesso di armi nucleari innescherebbe una corsa agli armamenti in Medio Oriente. La dichiarazione fa intendere che fungerebbe da detonatore in primis per Israele, la cui Dottrina Begin si pone l’obiettivo del mantenimento del monopolio nucleare regionale; da ciò scaturirebbe un conflitto nucleare distruttivo, vista anche la geopolitica dell’Israele: una “lingua” di territorio priva di profondità strategica dentro il quale un solo ordigno riuscirebbe a causare distruzioni immani.  E’ indubbio comunque che la politica di Ahmadinejad è tesa al perseguimento a tutti i costi del nucleare, conscio del fatto che l’unica escamotage per imbrigliare la forza americana è proprio l’acquisizione della “polizza d’assicurazione ” nucleare, condivisa da tutti i fronti e da tutti i governi che si sono susseguiti, convinti che l’Iran in quanto grande civiltà con una lunga storia abbia tutto il diritto d’acquisirlo. E’ importante sottolineare che decisioni risolutive su questo caso spettano ad organi creati ad hoc come l’AIEA (agenzia internazionale per l’energia atomica) o del Consiglio di Sicurezza che non esclude l’imposizione di  sanzioni economiche contro l’Iran: la cosa non avrebbe virtualmente alcun effetto per gli Stati Uniti ma sarebbe un vero e proprio disastro per l’Europa. Gli Stati Uniti hanno mantenuto infatti un embargo economico più che ventennale nei confronti dell’Iran, e quindi oggi come oggi non hanno alcun interesse o coinvolgimento nell’economia del Paese e nello sfruttamento delle sue risorse petrolifere. L’Europa, invece, è largamente dipendente dal petrolio iraniano e ha sfruttato il vuoto lasciato dal ritiro americano per creare una solida rete di sostanziali collegamenti industriali e finanziari.

In tutte le storie troppo serie o preoccupanti ci vuole però la comica finale, e in questo caso è stata fornita da Israele, che pretende che l’Iran venga punito dal Consiglio di Sicurezza con il blocco delle esportazioni di petrolio, l’esclusione dai mondiali di calcio e il divieto di viaggi all’estero per i suoi dirigenti. Venendo dai rappresentanti di un Paese che si è sempre rifiutato di firmare il Trattato di Non-Proliferazione, che non ha mai aperto i propri impianti nucleari a nessuna ispezione internazionale della stessa AIEA, in quanto unica potenza nucleare del Medio Oriente, sorge spontaneo dire che tale  richiesta è molto ben piazzata per vincere il campionato mondiale delle Facce di Bronzo.

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