La perfezione del caos

Vaffanquorum –da CattivaMaestra

Posted by Neliana su maggio 1, 2009

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E così alla fine il referendum sulla legge elettorale si terrà il prossimo 21 giugno, al secondo turno delle amministrative, per la gioia della Lega Nord e con uno sperpero di denaro pubblico non indifferente. Che la scelta ricadesse su quella fatidica data era ormai chiaro da giorni, specie dopo la minacciata crisi di governo da parte dei leghisti intenzionati ad affossare in tutti i modi un referendum che – guarda caso – li potrebbe danneggiare.

“Non si può tenere un referendum durante una normale tornata elettorale, non s’è mai fatto prima” hanno tuonato per giorni i principali esponenti della Lega Nord. Secondo loro, accorpare la consultazione referendaria alle elezioni europee avrebbe potuto condizionare l’elettorato, complicando la vita a quei cittadini determinati a disertare il referendum per far venire meno il quorum. Dopo il grande rifiuto sulla data delle europee, il Carroccio ha infine accettato la scelta di celebrare il referendum durante il secondo turno delle amministrative. Una scelta strumentale, che ora mostra tutta la sua ipocrisia di fondo.

Secondo le prime stime, il 21 giugno dovrà tornare alle urne per i ballottaggi circa il 30% degli aventi diritto al voto. In quel giorno circa un terzo dell’elettorato del referendum si troverà nella condizione in cui si sarebbero trovati tutti gli elettori se si fosse votato congiuntamente per la consultazione referendaria e le europee il 6 e 7 giugno. Proviamo ad applicare la logica della Lega: essendo chiamato alle urne anche per le amministrative, quel 30% di elettori avrà vita meno facile per non far raggiungere il quorum, a differenza dei restanti due terzi degli elettori, che voteranno per il solo referendum e dunque avranno meno costrizioni.

Alla Lega però questa alternativa va bene eccome poiché anche se per assurdo tutto il terzo degli elettori delle amministrative votasse anche per il referendum (dunque senza rifiutare la scheda), si raggiungerebbe una quota ben distante dal 50% +1 necessaria per superare il quorum. La differenza potranno farla solamente il resto degli elettori, chiamati a esprimersi solo sul quesito referendario.

I precedenti due periodi sono un poco ostici, me ne rendo conto, ma dimostrano come la storiella sul condizionamento degli elettori e sulla mancanza di validi precedenti per accorpare europee, amministrative e referendum della Lega fosse il goffo tentativo di affossare da subito la consultazione referendaria, impedendo il raggiungimento del quorum. Accorpare elezioni e referendum per il 100% dell’elettorato avrebbe probabilmente consentito il raggiungimento del 50% +1, un accorpamento per il 30% degli elettori determina invece un margine di rischio molto più accettabile per la Lega.

Volete voi definire questa ipocrisia di partito? SI – SI.

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