Celebrare il ventennale della caduta del muro dì Berlino e spacciarlo per il pieno raggiungimento dì uno “status quo democratico” (perché la democrazia sì è ufficialmente insediata ovunque) sembra quasi come vendere dell’aria al mercato!
Una delle tante scritte che è possibile notare subito dopo aver passato uno dei numerosi Checkpoint che affollano tutto il territorio palestinese e parte di Gerusalemme, scolpita proprio davanti agli occhi di chi oltrepassa quella “Linea verde”, che un tempo doveva tracciare il confine del territorio palestinese. Ormai è diventato il simbolo della vergogna, oltraggio alla dignità di ogni uomo e di ciascuna “Carta Fondamentale dei Diritti dell’uomo” stipulata negli ultimi secoli.
“Il problema del burqa non è una questione che investe la religione ma la dignità delle donne: è il simbolo di asservimento e sottomissione”. Così Nicolas Sarkozy in un discorso definito “un momento importante” dallo stesso presidente francese intervenuto di fronte alle due camere del parlamento riunite a Versailles, ha affermato che “il burqa non sarà mai il benvenuto nella nostra repubblica francese”, “non è un problema religioso, ma di libertà”.
Il discorso ha scosso l’opinione pubblica islamica e diviso quella francese, poiché il problema di tolleranza di questo “strumento infernale”, secondo le opinioni essenzialmente occidentali, traccia un incerto confine fra spirito di tolleranza, integrazione e difesa dell’identità nazionale minacciata, e anche fra obbligo e scelta, come ha ricordato in parecchie occasioni l’iraniana premio Nobel Shirin Ebadi.
Una tela che dal vivo mi ha impressionato, mi ha dato un’emozione che poche tele riescono a regalarmi.. era incredibile quel contrasto fra le pennellate date alla donna, cariche di leggiadria, delicatezza, compostezza e quelle della pianta sulla destra: pennellate forti, inquiete e incisive.
L’opera d’arte è sempre una confessione.
(Umberto Saba)
Cari amici, di seguito un interessante articolo sulla situazione “informazione nel nostro paese” vista dall’estero..
Pubblicato sabato 16 maggio 2009 in Olanda 29/05/2009 De Nieuwe Reporter da Cecile Landman
Nel quadro che il Freedom House Report (FHR) dà della libertà di stampa nel mondo nel 2009, la Turchia e l’Italia sono colorate di giallo. Giallo significa ‘libertà di stampa parziale’. I due sono gli unici paesi europei nella stessa categoria dell’isola di Tonga. “Libertà parziale” è come dire che una donna è ‘un pò incinta’, si lamenta un giornalista italiano. Il termine è in effetti un eufemismo per il grande numero di storie che illustrano la brutta situazione in cui versano i media italiani.
Tutto ha inizio Giovedì 28 Maggio, alle 7.30, partenza pre-stabilita da Milano Malpensa. I nostri occhi sono assonnati, ma entusiasti e consapevoli della bella esperienza che stiamo per affrontare! Ci dirigiamo al gate in direzione VIENNA. L’arrivo nella capitale austriaca non ha riservato troppi imprevisti, a parte la meraviglia nello scoprire che questa città è magica, piena di storia, cultura e profondamente artistica. Il primo giorno ha accolto uno splendido giro nel Castello di Schonbrunn, palazzo imperiale degli Asburgo con meravigliose stanze in stile rococò volute da Maria Teresa d’Austria, dimora del re Francesco Giuseppe e della regina Elisabetta, chiamata affettuosamente Sissi; inoltre l’interno della Grande Galleria, lunga oltre 40 metri e larga quasi 10, cornice delle celebrazioni di corte: balli, ricevimenti e banchetti fu la sede del Congresso di Vienna (1814-1815) e dei famosissimi Accordi Kennedy-Kruscev del 1961 .
Si conclude l’Odissea durata un quarto di secolo in Sri Lanka, con l’annuncio del Presidente Mahinda Rajapaksa, che il Paese «è stato liberato dal terrorismo» e che «non ci sono più minoranze», il «Paese ora è finalmente unificato». La guerra civile iniziata nel 1983 vedeva contrapporsi i ribelli tamil capeggiati dal leader Velupillai Pirapaharan combattenti per l’autonomia della zona nord-orientale dell’isola. Dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna i ribelli hanno subìto decenni di oppressione dalla maggioranza singalese buddista, tuttavia già negli anni ‘90 quella minoranza era considerata una spina nel fianco poichè specializzata in attentati suicidi nei confronti di avversari politici, alti funzionari, oltre a cittadini comuni. Nel 2005 s’afferma alle elezioni presidenziali Mahinda Rajapaksa, che ha incentrato tutta la sua strategia politica, diplomatica ed economica sull’eliminazione dell’LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam).
Nel film Spiderman, lo zio Ben dice al giovane supereroe: ” With great power comes greater responsability“. Kenneth Waltz implicitamente era già arrivato alla stessa conclusione quando disse che disporre di armi nucleari comporta soprattutto delle responsabilità (1981).
La notizia del lancio del missile a medio raggio Sejil con una gittata di circa duemila chilometri (in grado di raggiungere dall’Iran sia Israele che le basi Usa nel Golfo) ha sollevato non poche preoccupazioni nell’arena internazionale, costringendo addirittura il Ministro Frattini ad annullare la visita programmata nella repubblica islamica per discutere del tema Afghanistan-Pakistan. L’idea di un Iran nuclearizzato fa orrore a tutti, poiché andrebbe a minacciare una serie di teatri con obiettivi di revisione geopolitica o espansione ideologica e rivoluzionaria, accentuando inoltre le pressioni politiche sui Paesi vicini attraverso atti di sovversione, sabotaggio, terrorismo dovuti a quella spiccata “vocazione al martirio” che contraddistingue lo “Stato-Canaglia” dagli altri. La Bomba in effetti è strumentale per far uscire il Paese dall’angolino in cui per ora si trova relegato, imponendo alla politica americana una cautela e una prudenza che gli Usa non hanno già da un p0′.
«Il Nobel a Berlusconi? Ecco le motivazioni». L’iniziativa all’epoca era di Antonio Gentile, senatore di Forza Italia, che aveva organizzato un comitato e raccolto le firme per inoltrare regolare richiesta alla prestigiosa istituzione di Stoccolma. Secondo il senatore forzista il Nobel andava conferito a Berlusconi per: Il forte ruolo svolto a favore dell’ingresso della Russia nella Nato; per la cancellazione dei crediti che l’Italia vantava verso alcuni Paesi poveri; per aver interpretato la sua funzione istituzionale come un percorso limpido e coerente di mediazione dei conflitti internazionali; perché ha restituito all’Italia una vocazione diplomatica dispersa. All’epoca già si ventilava la possibilità di condurre un intervento militare in Iraq, cui avrebbero potuto partecipare anche i militari italiani. In una intervista, Gentile rispondeva così a chi osservava una certa contraddizione nel conferire il Nobel per la Pace a chi preparava una guerra: Pure in questo caso Berlusconi è il protagonista di una linea di grande moderazione, e si prodiga per evitare un attacco unilaterale a quel paese. Anche per l’Iraq si sta comportando da Nobel. L’epilogo fallimentare si registrò rapidamente nei giorni successivi in seguito ad alcuni errori madornali, come raccontato da Sebastiano Messina in una breve su Repubblica sempre nel 2002: Sembra infatti che alcuni cavilli stiano bloccando la pratica che lo riguarda [Berlusconi, ndb], quella avviata dal solerte deputato forzista Antonio Gentile. L’ indirizzo, per cominciare, era sbagliato. Il comitato «Berlusconi for Nobel» ha inviato la raccomandata con l’ incartamento all’Accademia Reale delle Scienze di Svezia, che in effetti assegna tutti i Nobel: tranne uno, quello per la Pace, che viene attribuito a insindacabile giudizio dei cinque membri del Norwegian Nobel Institute di Oslo. Il plico dunque è arrivato nel palazzo, nella città e nel paese sbagliati. Inoltre, la domanda fu inviata con una marca da bollo in Euro e non in corone e la firma di Gentile non era stata debitamente autenticata. Se fosse esistito, un Nobel per il tragicomico non glielo avrebbe tolto nessuno. (Fonte da Cattivamaestra)
E così alla fine il referendum sulla legge elettorale si terrà il prossimo 21 giugno, al secondo turno delle amministrative, per la gioia della Lega Nord e con uno sperpero di denaro pubblico non indifferente. Che la scelta ricadesse su quella fatidica data era ormai chiaro da giorni, specie dopo la minacciata crisi di governo da parte dei leghisti intenzionati ad affossare in tutti i modi un referendum che – guarda caso – li potrebbe danneggiare.
All’indomani della Conferenza Durban II, il vertice ONU sul razzismo, che ha destato scandalo tra la comunità internazionale in seguito all’intervento d’accusa fatto da Mahmoud Amadinejad dove definisce Israele il “regime più crudele e razzista” e affermando che fu creato “con il pretesto” dell’olocausto, ciò che ha destato non pochi dubbi è proprio l’oggetto della Conferenza. E’ palese che ad una Conferenza sull’arte Impressionista vadano gli esperti d’arte impressionista, ma quindi ad una conferenza sul razzismo? Dopo la defezione infatti di molti Paesi, tra cui l’Italia, gli organizzatori si chiedono se in effetti non era il caso di essere più chiari, anche perchè lo stesso Ahmadinejad credeva si trattasse di una riunione apertamente razzista e tant’è che ha iniziato a rilasciare dichiarazioni antisemite già alla vigilia.
Un terremoto come quello che ha colpito l’Abruzzo in Giappone non avrebbe fatto altrettante vittime. E’ il refrain che da martedì, giorno di lutto e di polemiche, si sente ripetere in continuazione. E probabilmente è vero. Nel Paese dove si verifica il 20% dei terremoti più violenti che si registrano ogni anno ne mondo, dove se una scossa fa tremare la terra senza però provocare danni non diventa nemmeno argomento di conversazione il giorno successivo, le norme antisismiche nella costruzione degli edifici sono severe e molto avanzate. Questo vale, naturalmente, per gli edifici nuovi. Come accadde nel rovinoso terremoto di Kobe del ‘95 – le vittime allora furono più di seimila -, la maggior parte degli edifici crollati risalivano a prima dell’81, anno delle prime norme antisismiche ritenute efficaci. Nelle città giapponesi si demolisce e ricostruisce a ritmi per noi impensabili, ma fino a dieci anni fa a Tokyo c’erano ancora un milione e 600mila edifici precedenti all’81. Il check up per controllare la propria casa è gratuito, ma la messa a norma non per tutti è abbordabile. Ad ogni modo la ricerca in questo campo è all’avanguardia e non potrebbe essere altrimenti dato che non passa giorno senza che la terra tremi, in maniera più o meno percettibile, e ogni volta potrebbe essere quella tanto temuta del ‘Big One’.
Alla vista di quell’annuncio del tg1, inutile dire che ormai siamo ad un punto di “non ritorno”. L’Italia domani osserverà un lutto nazionale, certo però che questo lutto dovrà essere osservato anche per la morte dell’informazione nazionale. Abbiamo raggiunto il fondo!
Il mandato d’arresto per i massacri del Darfur, che in data 4 Marzo è stato inviato dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja al Presidente in carica Omar Al Bashir ha sicuramente posto una serie di quesiti.
La portavoce della Cpi, Laurence Blairon, ha precisato che il mandato di arresto riguarda soltanto cinque capi di accusa per crimini contro l’umanità e due per crimini di guerra, tra cui omicidio, sterminio, trasferimenti forzati, tortura e stupro; crimini mascherati dal Presidente sotto il nome di “contrasto tra etnie”, ossia quella araba e africana. E’ stata tuttavia rigettata l’accusa di genocidio, in quanto la Corte afferma “come non sia facile dimostrare l’esistenza di un genocdio in Darfur o di un intento genocida, dalle prove che emergono dall’esame della documentazione raccolta dal procuratore generale”, l’argentino Luis Moreno Ocampo, che cerca di ribattere: “Il genocidio è un crimine per il quale è sufficiente l’intenzione o il tentativo di commetterlo, non occorre attendere che muoiano queste 2,5 milioni di persone“, ha detto in un’intervista all’Associated Press. “Il genocidio è in atto“.