La perfezione del caos

Depre$$ione

Pubblicato da Neliana su Novembre 1, 2009

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“Mi dica qualcosa di più su questa sensazione
di inadeguatezza e depressione.”

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Muro di sicurezza o d’apartheid?

Pubblicato da Neliana su Settembre 8, 2009

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Berlin 1989 – Palestine?

Una delle tante scritte che è possibile notare subito dopo aver passato uno dei numerosi Checkpoint che affollano tutto il territorio palestinese e parte di Gerusalemme, scolpita proprio davanti agli occhi di chi oltrepassa quella “Linea verde”, che un tempo doveva tracciare il confine del territorio palestinese. Ormai è diventato il simbolo della vergogna, oltraggio alla dignità di ogni uomo e di ciascuna “Carta Fondamentale dei Diritti dell’uomo” stipulata negli ultimi secoli. Per gli israeliani è uno “strumento di sicurezza”, grazie al quale negli ultimi anni sono diminuiti gli attentati, per i palestinesi invece quel muro simboleggia la loro presunta “inferiorità” rispetto ad un’altra razza; uno di loro mi ha confidato che vorrebbe svegliarsi un giorno, aprire la finestra e non vedere più quello scempio che impedisce l’accesso per i palestinesi a qualsiasi città israeliana se non si è muniti di uno speciale permesso, e solo dopo un’opportuna registrazione delle impronte digitali. Un’altra palestinese cristiana di Bayt Sahur si commuoveva raccontandomi di quanta invidia prova vedendo i pellegrini di tutto il mondo che vanno a pregare in Terra Santa e per lei, che ci vive, è assolutamente impossibile visitare o pregare a Gerusalemme. La storia e la geografia tutte ci insegnano che dove si affermano squilibri economici, come nel caso palestinese la cui economia è tuttora ancorata a quella israeliana, si attivano una serie di tensioni politiche e sociali; il muro, infatti, impedisce una libera circolazione e alimenta per contro il consenso verso le frange dell’estremismo più intransigente ed è di questo che Hamas si nutre, almeno nella striscia di Gaza. Al mio arrivo a Betlemme l’impatto è stato forte, ritrovandomi davanti agli occhi una città circondata da militari, uomini armati e soldati; mi è stato spiegato che la forte presenza della polizia palestinese era dovuta al Congresso di Al Fatah per decretare il nuovo leader. Tra i favoriti figuravano: Mohammed Dahlan, ex “ras” di Gaza, avversario di Arafat con molti legami con Israele poi posto come possibile successore del riconfermato Mahmud Abbas; l’altro concorrente, l’ex premier Ahmed Qureia, è stato sconfessato a causa del suo sfacciato arricchimento con la vendita di cemento usato da Israele nella costruzione degli insediamenti, mentre Marwan Barghuti incarcerato da Israele, eletto al Comitato centrale, resta il più popolare leader di Al Fatah. Quando chiedi ai palestinesi cosa ne pensano di Al Fatah, rimani perplesso per la divisione netta fra gli oppositori, che lamentano il fatto che Al Fatah in realtà continua ad arricchirsi senza far nulla, e i fiancheggiatori a cui piace il riconfermato leader, che credono che in questi ultimi decenni tanto è cambiato, sia a Betlemme che a Jenin, due città famose per la incredibile resistenza durante le due “intifada” contro i soldati israeliani.

Ciò che si percepisce palesemente tuttavia, è la paura degli israeliani, basta vivere almeno una volta l’avventura di prendere un aereo da Tel Aviv, e i controlli/interrogatori paradossali che si è costretti ad assistere, che ricordano alcune scene dei film che raccontano l’Olocausto. Ciò che realmente è sconvolgente ai controlli aeroportuali, è quel numero (da 1 a 6) che ti affibbiano dopo un interrogatorio, che decreta il tuo grado di pericolosità stabilito dall’umore più o meno storto di chi ti giudica in quel momento; questo adesivo viene appeso ovunque, te lo ritrovi pure addosso come uno dei tanti segni distintivi che contraddistingueva ciascun ebreo nei campi di concentramento. I palestinesi tuttavia sono ormai avvezzi a questo tipo di trattamento di sfavore, basta osservare come guardano i turisti ai checkpoint, quando loro sono costretti ad attendere file estenuanti per uscire da Betlemme e invece i turisti, per il semplice fatto che sono “turisti” hanno un passaggio dedicato. Fintanto che ci sarà un filo di speranza, si continueranno a fare summit di Al Fatath per cercare di creare uno Stato palestinese e uno israeliano; uno stato unico sarebbe la scelta logica, lo pensano anche i palestinesi, ma sono altrettanto consapevoli che gli israeliani, una soluzione del genere non la accetteranno mai, dato che per come stanno le cose adesso scaturirebbe una vera e propria guerra civile e quel territorio non è più in grado di sostenere una nuova Intifada.

Neliana Pollari

Ringrazio l’Associazione Amal per la preziosa opportunità che mi ha offerto

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E Humour fu!

Pubblicato da Neliana su Luglio 13, 2009

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- Benvenuto a Mosca, io sono Dmitry Medvedev – Davvero notevole, Mr Putin… Non ho nemmeno visto le sue labbra muoversi.

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Questione di prospettiva

Pubblicato da Neliana su Giugno 28, 2009

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“Il problema del burqa non è una questione che investe la religione ma la dignità delle donne: è il simbolo di asservimento e sottomissione”. Così Nicolas Sarkozy in un discorso definito “un momento importante” dallo stesso presidente francese intervenuto di fronte alle due camere del parlamento riunite a Versailles, ha affermato che “il burqa non sarà mai il benvenuto nella nostra repubblica francese”, “non è un problema religioso, ma di libertà”.
Il discorso ha scosso l’opinione pubblica islamica e diviso quella francese, poiché il problema di tolleranza di questo  “strumento infernale”, secondo le opinioni essenzialmente occidentali, traccia un incerto confine fra spirito di tolleranza, integrazione e difesa dell’identità nazionale minacciata, e anche fra obbligo e scelta, come ha ricordato in parecchie occasioni l’iraniana premio Nobel Shirin Ebadi.

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L’intruso

Pubblicato da Neliana su Giugno 21, 2009

Internet si sta rivelando una risorsa importante per coordinare la protesta in Iran…

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Presto! Trovate questo infedele Twitter e uccidetelo!

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Il Paese di Don Rodrigo

Pubblicato da Neliana su Giugno 13, 2009

Non aggiungo commenti, i video parlano da soli. Meditiamo gente.

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Lovis Corinth, Woman Reading near a Goldfish

Pubblicato da Neliana su Giugno 2, 2009

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Una tela che dal vivo mi ha impressionato, mi ha dato un’emozione che poche tele riescono a regalarmi.. era incredibile quel contrasto fra le pennellate date alla donna, cariche di leggiadria, delicatezza, compostezza e quelle della pianta sulla destra: pennellate forti, inquiete e incisive.

L’opera d’arte è sempre una confessione.
(Umberto Saba)

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Dal mondo..

Pubblicato da Neliana su Giugno 2, 2009

Cari amici, di seguito un interessante articolo sulla situazione “informazione nel nostro paese” vista dall’estero..

Pubblicato sabato 16 maggio 2009 in Olanda 29/05/2009 De Nieuwe Reporter da Cecile Landman

Nel quadro che il Freedom House Report (FHR) dà della libertà di stampa nel mondo nel 2009, la Turchia e l’Italia sono colorate di giallo. Giallo significa ‘libertà di stampa parziale’. I due sono gli unici paesi europei nella stessa categoria dell’isola di Tonga. “Libertà parziale” è come dire che una donna è ‘un pò incinta’, si lamenta un giornalista italiano. Il termine è in effetti un eufemismo per il grande numero di storie che illustrano la brutta situazione in cui versano i media italiani.

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Abenteuer in Wien

Pubblicato da Neliana su Giugno 1, 2009

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Tutto ha inizio Giovedì 28 Maggio, alle 7.30, partenza pre-stabilita da Milano Malpensa. I nostri occhi sono assonnati, ma entusiasti e consapevoli della bella esperienza che stiamo per affrontare! Ci dirigiamo al gate in direzione VIENNA. L’arrivo nella capitale austriaca non ha riservato troppi imprevisti, a parte la meraviglia nello scoprire che questa città è magica, piena di storia, cultura e profondamente artistica. Il primo giorno ha accolto uno splendido giro nel Castello di Schonbrunn, palazzo imperiale degli Asburgo con meravigliose stanze in stile rococò volute da Maria Teresa d’Austria, dimora del re Francesco Giuseppe e della regina Elisabetta, chiamata affettuosamente Sissi; inoltre l’interno della Grande Galleria, lunga oltre 40 metri e larga quasi 10,  cornice delle celebrazioni di corte: balli, ricevimenti e banchetti fu la sede del Congresso di Vienna (1814-1815) e dei famosissimi Accordi Kennedy-Kruscev del 1961 .

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Guerra d’etnia o d’indipendenza?

Pubblicato da Neliana su Maggio 31, 2009

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Si conclude l’Odissea durata un quarto di secolo in Sri Lanka, con l’annuncio del Presidente Mahinda Rajapaksa, che il Paese «è stato liberato dal terrorismo» e che «non ci sono più minoranze», il «Paese ora è finalmente unificato». La guerra civile iniziata nel 1983 vedeva contrapporsi i ribelli tamil capeggiati dal leader Velupillai Pirapaharan combattenti per l’autonomia della zona nord-orientale dell’isola. Dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna i ribelli hanno subìto decenni di oppressione dalla maggioranza singalese buddista, tuttavia già negli anni ‘90 quella minoranza era considerata una spina nel fianco poichè specializzata in attentati suicidi nei confronti di avversari politici, alti funzionari, oltre a cittadini comuni. Nel 2005 s’afferma alle elezioni presidenziali  Mahinda Rajapaksa, che ha incentrato tutta la sua strategia politica, diplomatica ed economica sull’eliminazione dell’LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam).

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Il labirinto del 5+1

Pubblicato da Neliana su Maggio 20, 2009

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Nel film Spiderman, lo zio Ben dice al giovane supereroe: ” With great power comes greater responsability“. Kenneth Waltz implicitamente era già arrivato alla stessa conclusione quando disse che disporre di armi nucleari comporta soprattutto delle responsabilità (1981).

La notizia del lancio del missile a medio raggio Sejil con una gittata di circa duemila chilometri (in grado di raggiungere dall’Iran sia Israele che le basi Usa nel Golfo) ha sollevato non poche preoccupazioni nell’arena internazionale, costringendo addirittura il Ministro Frattini ad annullare la visita programmata nella repubblica islamica per discutere del tema Afghanistan-Pakistan. L’idea di un Iran nuclearizzato fa orrore a tutti, poiché andrebbe a minacciare una serie di teatri con obiettivi di revisione geopolitica o espansione ideologica e rivoluzionaria, accentuando inoltre le pressioni politiche sui Paesi vicini attraverso atti di sovversione, sabotaggio, terrorismo dovuti a quella spiccata “vocazione al martirio” che contraddistingue lo “Stato-Canaglia” dagli altri.  La Bomba in effetti è strumentale per far uscire  il Paese dall’angolino in cui per ora si trova relegato, imponendo alla politica americana una cautela e una prudenza che gli Usa non hanno già da un p0′.

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Tutta colpa della Sinistra!

Pubblicato da Neliana su Maggio 15, 2009

NOBEL

«Il Nobel a Berlusconi? Ecco le motivazioni». L’iniziativa all’epoca era di Antonio Gentile, senatore di Forza Italia, che aveva organizzato un comitato e raccolto le firme per inoltrare regolare richiesta alla prestigiosa istituzione di Stoccolma. Secondo il senatore forzista il Nobel andava conferito a Berlusconi per: Il forte ruolo svolto a favore dell’ingresso della Russia nella Nato; per la cancellazione dei crediti che l’Italia vantava verso alcuni Paesi poveri; per aver interpretato la sua funzione istituzionale come un percorso limpido e coerente di mediazione dei conflitti internazionali; perché ha restituito all’Italia una vocazione diplomatica dispersa. All’epoca già si ventilava la possibilità di condurre un intervento militare in Iraq, cui avrebbero potuto partecipare anche i militari italiani. In una intervista, Gentile rispondeva così a chi osservava una certa contraddizione nel conferire il Nobel per la Pace a chi preparava una guerra: Pure in questo caso Berlusconi è il protagonista di una linea di grande moderazione, e si prodiga per evitare un attacco unilaterale a quel paese. Anche per l’Iraq si sta comportando da Nobel. L’epilogo fallimentare si registrò rapidamente nei giorni successivi in seguito ad alcuni errori madornali, come raccontato da Sebastiano Messina in una breve su Repubblica sempre nel 2002: Sembra infatti che alcuni cavilli stiano bloccando la pratica che lo riguarda [Berlusconi, ndb], quella avviata dal solerte deputato forzista Antonio Gentile. L’ indirizzo, per cominciare, era sbagliato. Il comitato «Berlusconi for Nobel» ha inviato la raccomandata con l’ incartamento all’Accademia Reale delle Scienze di Svezia, che in effetti assegna tutti i Nobel: tranne uno, quello per la Pace, che viene attribuito a insindacabile giudizio dei cinque membri del Norwegian Nobel Institute di Oslo. Il plico dunque è arrivato nel palazzo, nella città e nel paese sbagliati. Inoltre, la domanda fu inviata con una marca da bollo in Euro e non in corone e la firma di Gentile non era stata debitamente autenticata. Se fosse esistito, un Nobel per il tragicomico non glielo avrebbe tolto nessuno. (Fonte da Cattivamaestra)

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Vaffanquorum –da CattivaMaestra

Pubblicato da Neliana su Maggio 1, 2009

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E così alla fine il referendum sulla legge elettorale si terrà il prossimo 21 giugno, al secondo turno delle amministrative, per la gioia della Lega Nord e con uno sperpero di denaro pubblico non indifferente. Che la scelta ricadesse su quella fatidica data era ormai chiaro da giorni, specie dopo la minacciata crisi di governo da parte dei leghisti intenzionati ad affossare in tutti i modi un referendum che – guarda caso – li potrebbe danneggiare.

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Razzixenofobia

Pubblicato da Neliana su Aprile 21, 2009

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All’indomani della Conferenza Durban II, il vertice ONU sul razzismo, che ha destato scandalo tra la comunità internazionale in seguito all’intervento d’accusa fatto da Mahmoud Amadinejad dove definisce Israele il “regime più crudele e razzista” e affermando che fu creato “con il pretesto” dell’olocausto, ciò che ha destato non pochi dubbi è proprio l’oggetto della Conferenza. E’ palese che ad una Conferenza sull’arte Impressionista vadano gli esperti d’arte impressionista, ma quindi ad una conferenza sul razzismo? Dopo la defezione infatti di molti Paesi, tra cui l’Italia, gli organizzatori si chiedono se in effetti non era il caso di essere più chiari, anche perchè lo stesso Ahmadinejad credeva si trattasse di una riunione apertamente razzista e tant’è che  ha iniziato a rilasciare dichiarazioni antisemite già alla vigilia.

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Cose dell’altro mondo

Pubblicato da Neliana su Aprile 14, 2009

Un terremoto come quello che ha colpito l’Abruzzo in Giappone non avrebbe fatto altrettante vittime. E’ il refrain che da martedì, giorno di lutto e di polemiche, si sente ripetere in continuazione. E probabilmente è vero. Nel Paese dove si verifica il 20% dei terremoti più violenti che si registrano ogni anno ne mondo, dove se una scossa fa tremare la terra senza però provocare danni non diventa nemmeno argomento di conversazione il giorno successivo, le norme antisismiche nella costruzione degli edifici sono severe e molto avanzate. Questo vale, naturalmente, per gli edifici nuovi. Come accadde nel rovinoso terremoto di Kobe del ‘95 – le vittime allora furono più di seimila -, la maggior parte degli edifici crollati risalivano a prima dell’81, anno delle prime norme antisismiche ritenute efficaci. Nelle città giapponesi si demolisce e ricostruisce a ritmi per noi impensabili, ma fino a dieci anni fa a Tokyo c’erano ancora un milione e 600mila edifici precedenti all’81. Il check up per controllare la propria casa è gratuito, ma la messa a norma non per tutti è abbordabile. Ad ogni modo la ricerca in questo campo è all’avanguardia e non potrebbe essere altrimenti dato che non passa giorno senza che la terra tremi, in maniera più o meno percettibile, e ogni volta potrebbe essere quella tanto temuta del ‘Big One’.

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Chiuso per lutto

Pubblicato da Neliana su Aprile 9, 2009

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Alla vista di quell’annuncio del tg1, inutile dire che ormai siamo ad un punto di “non ritorno”. L’Italia domani osserverà un lutto nazionale, certo però che questo lutto dovrà essere osservato anche per la morte dell’informazione nazionale. Abbiamo raggiunto il fondo!

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Sudan e il paradosso della non ingerenza

Pubblicato da Neliana su Marzo 27, 2009

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Il mandato d’arresto per i massacri del Darfur, che in data 4 Marzo è stato inviato dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja al Presidente in carica Omar Al Bashir ha sicuramente posto una serie di quesiti.

La portavoce della Cpi, Laurence Blairon, ha precisato che il mandato di arresto riguarda soltanto cinque capi di accusa per crimini contro l’umanità e due per crimini di guerra, tra cui omicidio, sterminio, trasferimenti forzati, tortura e stupro; crimini mascherati dal Presidente sotto il nome di  “contrasto tra etnie”, ossia quella araba e africana. E’ stata tuttavia rigettata l’accusa di genocidio, in quanto la Corte afferma “come non sia facile dimostrare l’esistenza di un genocdio in Darfur o di un intento genocida, dalle prove che emergono dall’esame della documentazione raccolta dal procuratore generale”, l’argentino Luis Moreno Ocampo, che cerca di ribattere: “Il genocidio è un crimine per il quale è sufficiente l’intenzione o il tentativo di commetterlo, non occorre attendere che muoiano queste 2,5 milioni di persone“, ha detto  in un’intervista all’Associated Press. “Il genocidio è in atto“.

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Si vis pacem | lupara bellum | per omnia sicula | siculorum. Amen

Pubblicato da Neliana su Marzo 19, 2009

“Non mi chiedete chi sono i politici compromessi con la mafia perché se rispondessi, potrei destabilizzare lo Stato”.

(Tommaso Buscetta rivolgendosi a Giovanni Falcone)

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Dis-Informazione

Pubblicato da Neliana su Marzo 19, 2009

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Una società in direzione ostinata e contraria

Pubblicato da Neliana su Marzo 9, 2009

Tinturia – De Generatione

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Il mio paese d’origine conta circa 90000 abitanti, cittadina tranquilla che da parecchi anni si orienta a Sinistra, nonostante l’ultima amministrazione comunale. Quando ci vivi per 18 anni, percepisci che in quel modo di vivere, di gestire una città, di votare, di pensare la politica c’è qualcosa che non va. Quando la lasci per apprendere realmente cosa non funzioni in quella realtà, realizzi più di quanto avresti immaginato. Il problema principale?

Forse non penso sia la politica in tutto e per tutto, credo sia la società, quella strana massa di gente ancorata a tradizioni, modi di vivere, modi di pensare di parecchi decenni fa; la stessa gente che considera le elezioni come una delle poche opportunità per richiedere un favore, un posto di lavoro al potente di turno, che poi francamente di potente ha realmente poco.

I periodi di campagna elettorale sono i più interessanti, vedi le banderuole schierate davanti il vincitore di turno, candidati che non sanno neppure cosa sia un programma politico, vedi promettere più di quanto potrebbero anche solo immaginare. L’episodio più incredibile mi capitò nella scorsa campagna elettorale per l’elezione del consiglio provinciale.

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